FONDAZIONE ITALIA
 
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Diego Della Valle: costretto dai soci a vendere Italo. Preferivo andare in Borsa, persa l’occasione per dare un bel segnale al Paese.

A Diego Della Valle non sono piaciute le critiche per la vendita della società al gruppo finanziario americano di Gip per 2,5 miliardi, incluso il debito. Una cifra ingente che ha fatto fare agli azionisti una rapida inversione di marcia all'originario prrogetto di mantenere l’azienda in mani italiane e di farne un fiore all’occhiello del made in Italy. Alle critiche, il fondatore della Tod’s ha risposto con una lettera diramata ai media, nella serata del 9 febbraio .

“In merito alla vendita di NTV vedo che non è spiegata chiaramente la mia posizione e quello che avrei desiderato fare come azionista. Per quanto mi riguarda la società NTV era giusto quotarla e sempre secondo il mio pensiero il nucleo storico di imprenditori italiani sarebbe dovuto rimanere unito alla guida della società per controllarne lo sviluppo futuro, che si prospetta ottimo, e per governare la politica delle alleanze con partner internazionali del settore, indispensabili alla crescita. Questa avventura imprenditoriale aveva all’inizio una forte componente di italianità, con lo scopo di voler far nascere una società che potesse essere, oltre che un’ottima azienda, anche un forte esempio che in Italia, quando gli imprenditori e le istituzioni lavorano insieme con determinazione, si possono fare cose eccellenti.

La compagine azionaria composta da imprenditori seri e stimati nel loro settore e da istituzioni di primaria importanza come Banca Intesa e Assicurazioni Generali, ha fatto bene e con convinzione e lungimiranza il proprio mestiere, sostenendo Italo sempre in tutti questi anni e con coraggio, anche nei momenti più duri. Anche per questo io ritenevo giusto ed utile per i soci fondatori industriali fare tutti insieme l’IPO e poi rimanere tutti uniti nell’azionariato.
Sarebbe stata così una storia perfetta ed un esempio sia per l’Italia che per chi ci vede da fuori dimostrando che nel nostro Paese le cose si possono fare bene. Nell’occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione di NTV fatto circa un mese fa io e le persone che rappresentavano la mia quota azionaria non abbiamo aderito alla formazione del nuovo consiglio perché non eravamo d’accordo su alcune delle cose che ci venivano proposte, primo tra queste la non garanzia del mantenimento della guida della società da parte degli azionisti industriali italiani per un lungo periodo; rimanendo quindi fuori dal consiglio non abbiamo partecipato ad alcuna decisione riguardante l’eventuale IPO o vendita di NTV.
Quando per le vie ufficiali ci è stato comunicato che tutti gli altri azionisti avevano deciso di vendere, abbiamo dovuto prenderne atto e di conseguenza vendere anche il nostro pacchetto azionario per evitare di rimanere azionisti di minoranza e non influenti. Ribadisco la mia convinzione che fare l’IPO e rimanere noi azionisti industriali italiani alla guida della società sarebbe stata la cosa migliore da fare. Chi ha guidato la decisione di vendere NTV ha il merito di aver portato in Italia un investitore serio e preparato e ha sicuramente fatto un’ottima operazione finanziaria per gli azionisti ma ha perso una grande occasione per dare al Paese un bellissimo segnale”.

10-02-2018